LA REZDORA

Rezdora è vocabolo dialettale, che viene tradotto in "reggitora", cioè la persona che gestisce la casa. Non è necessariamente un concetto legato al matriarcato, infatti esiste anche "al rezdor", ma il femminile connota quella donna che, con sagaia ed energia, tiene le redini della casa, e per casa si intende l'interno delle mura domestiche.

Regina della casa, cuastode del focolare, sono eufemismi iin confronto a quel termine, vigoroso e nitido. La rezdora ci voleva, e ci fu. Nei tempi passati in campagna si stava discretamente, checchè ne affermino certi storici legati più alla propria pretesa di dimostrare che la storia è una serie di miserie e di lotte.

Il contadino aveva come minimo un orto, un noce, un maiale e alcuni tra conigli, vacche e galline, cioè latte, carne, vegetali e frutta, molto più dell'indispensabile. La natalità era altissima e le malattie tante. Gestire tante bocche era un'impresa, voleva dire intelligenza, carattere, intuizione, energia, fortuna e un certo cinismo verso i sentimentalismi. La rezdora era scelta dagli uomini con cura, perchè una donnafa la casa o la disfa. Doveva avere ampi fianchi. colorito acceso, mani forti, seno prosperoso, velocità di parola e d'azione.

Certo, nonostante baruffe, litigi e probabili unioni forzate di utilità reciprova, il mènage contadino aveva nella divisione dei compiti una possibilità di vità e di vitalità. La rezdora ha come compito di baciare i bambini, di leggere loro le favole, di preparare la festa della domenica e di mettere i fiori nella brocca, sulla tavola o ai santi nella nicchia, nei momenti lieti e non lieti. Se poi, e sono passati appena cinquantanni, c'era la guerra, si trattava di reggere veramente la casa, perchè non c'era solo la pasta da fare, bensì organizzare i rapporti con i vicini, trattare con gli ambulanti (coloro che comperavano i galletti e li andavano a vendere in città), macellare in aia e continuare a sperare che gli uomini tornassero sani a casa. Un lavoro duro, che portò a definire la rezdora come una persona di ferro, e a mettere nell'ombra quelle poverine che, per natura, non erano state fornite di buon sangue.

Non tutte le rezdore però avevano un pollice favorevole alla tavola. Ecco allora la super-rezdora, una specie di donna cuoca, che sul mercato degli affetti (e poi dei ricavi, in realtà) valeva decisamente un matrimonio. Questa donna era una sicurezza anche in tempi bigi, soprattutto veniva richiestissima nella preparazione dei pranzi di cerimonia, in particolare i famosi pranzi di nozze.

La rezdora cuoca era prenotata per tempo, facendo felice sia la propria famiglia (a cui, rientrando, portava tanti buoni rimasugli...) che la famiglia ospitante, sicura di ben figurare in un'occasione che doveva rimanere unica.

Indimenticabile.

Ella veniva prelevata il giorno prima, in modo da potersi rendere conto di quanto c'era a disposizione per la prossima tavolata, degli utensili e per cominciare a stendere eventuali lieviti, ripieni o frollature. Una donna del genere, e più brava più diveniva mitica, era trattata coi guanti (simile accoglienza era per il calzolaio, che per giorni e fino alla sera prima aveva lavorato concentratissimo alle scarpe della sposa, fatte della stessa stoffa del vestito), a lei tutti ubbidivano e non voleva critiche e restrinzioni, e se ne parlava e se sarebbe parlato in giro di là dal fiume o della collina.

Il tortellino fatto da lei era un oggetto unico; mentre le altre aiutanti si arrabattavano a stringere, sì, ma non troppo, ma non poco, uno sì e due no quel povero oggettino, lei con due colpetti soffici e magici posava sul tavolo il neonato, e sotto un altro.

Ritornava a casa pacificata nell'orgoglio e rubiconda per i brindisi che s'era presa, con la sua mercede nascosta addosso chissà dove e una sporta colma di sughi, dolci, spezzatino, arrosto, pane e ogni ben di Dio.

Nelle serate di allegria o in certe occasioni veniva retribuita con una "zirudela", con una stornellata, ed era tutto.

La rezdora aveva la chiave della giornata e finchè tutto, non dico era terminato, ma perfino la giornata sucessiva era preparata a puntino, lei non si toglieva il grembiule.